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Incendio alla Eco-X di Pomezia

Vi riporto il contributo della stimata collega Monica Grosso, sull’incendio che ha interessato qualche giorno fa la Eco-X di Pomezia. La dott.ssa Grosso, ha iniziato il suo percorso all’interno del mondo della biologia come analista chimico-biologico con esperienza in inquinamento ambientale. Oggi nutrizionista, in questo lavoro ci spiega le condizioni e i rischi del territorio colpito.
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Il territorio di Pomezia è disseminato di industrie e di siti di stoccaggio di sostanze potenzialmente tossiche. L’incendio della Società Eco-x ha fatto seguito ad una serie di incendi che hanno interessato il nostro territorio ed ha quindi contribuito ad aggravare una situazione ambientale già precaria. Ricordo ad esempio i continui ed illegali “roghi” dietro il campo nomadi della Pontina, e l’incendio del Magazzino Pratiko, che, qualche mese fa ha avviluppato il centro di Pomezia con una pesantissima cappa di fumo.
Per quanto riguarda l’episodio recente, senza entrare nel merito delle informazioni, spesso contrastanti, che ci sono state fornite, è stata comunque accertata la presenza di amianto nella copertura polverizzata e dispersa dal calore dell’incendio. Analogamente è certo che si siano formate anche delle diossine, in quanto queste sostanze si liberano inevitabilmente dalla combustione di materiale plastico a bassa temperatura in quelle condizioni ambientali. Le diossine si formano persino da un normale incendio boschivo, immaginate, quindi, cosa può aver generato un incendio di quelle proporzioni.
Tuttavia se vogliamo valutare le conseguenze per l’ambiente e per la nostra salute dell’incendio, e comprendere le ragioni dei contraddittori comunicati ufficiali, il problema non è quello se siano presenti o meno questi inquinanti, ma è quello della determinazione analitica delle loro concentrazioni. Ovvero quante diossine e quanta polvere contenente amianto si sono formate, in che modo si sono disperse nell’atmosfera e dove eventualmente si sono concentrate al suolo. Diossine e amianto, nella loro diversità, possono avere effetti sulla salute umana cumulativi e devastanti a bassissime concentrazioni. Chiunque sia pratico di tecniche analitiche, sa bene che più è bassa la concentrazione di un composto, più è difficile la sua determinazione. Non ci sono attualmente metodiche analitiche che permettano di determinare direttamente la concentrazione di queste sostanze nell’aria. Non sappiamo esattamente che tecniche hanno usato per i campionamenti, ma solitamente devono essere istallati dei filtri, occorre aspettare che queste sostanze vengano catturate, i filtri debbono essere ritirati, portati in laboratorio per poi procedere alle analisi.
E’ facile quindi rendersi conto che la determinazione di queste sostanze nell’immediato e’ molto complessa e che i risultati possono variare enormemente in base ad una serie di parametri: il momento scelto per collocare i filtri, la loro posizione, il tempo di permanenza ecc. Di fatto può esserci amianto nella copertura che si è dispersa e possono essersi formate delle diossine senza che questo tipo di analisi rilevi nulla di significativo.
Per quanto riguarda le diossine per essere attendibili, analisi di questo tipo debbono essere integrate con analisi dei suoli e della vegetazione, dove, con il tempo questo tipo di inquinante tende ad accumularsi.

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Le fibre di amianto invece sono trasportate dal vento e si disperdono rapidamente riducendo la loro concentrazione sino al punto di diventare non rilevabili. Non deve quindi sorprendere che le analisi non rilevino nulla di significativo. Sorprende magari il modo in cui i risultati sono presentati. Non sono giustificati ne allarmismi ne “cauti ottimismi”. Occorreranno probabilmente anni per definire le esatte dimensioni dell’incidente. Chi ha avuto la sfortuna di trovarsi dalla parte sbagliata del vento, quando le strutture del tetto crollavano è probabile che abbia inalato amianto, analogamente è probabile che qualcuno sia stato esposto a notevoli concentrazioni di diossine per alcune ore, ma sarà molto difficile dimostrarlo.
amiantoAmianto e diossine sono comunque inquinanti che hanno caratteristiche completamente diverse. Quello che comunemente chiamiamo “amianto”, sostanzialmente è fatto da fibre di diversi minerali. E’ un composto inerte, che tuttavia, se è disperso sotto forma di polveri nell’ambiente e se inalato, tende ad accumularsi nei polmoni, con effetti cumulativi e cancerogeni. Non dobbiamo preoccuparci dell’amianto nell’acqua, basti pensare che buona parte delle tubazioni della rete idrica di tutte le città italiane sono in ancora in Eternit (un prodotto ormai ritirato dal commercio che contiene amianto); non dobbiamo preoccuparci dell’amianto nemmeno se è sepolto nel terreno. L’amianto ed i prodotti come l’Eternit che lo contengono, creano problemi solo quando le fibre vengono disperse nell’atmosfera. Il nostro territorio è purtroppo ancora pieno di coperture di questo pericoloso materiale, coperture che si stanno disgregando e che continuamente liberano fibre cancerogene nell’atmosfera.
Anche se l’incendio della Eco-x è stato come “un secchio di tirato nel grande lago di amianto già presente nel nostro territorio”, questo “secchio” può comunque aver provocato seri problemi “se è finito in faccia a qualcuno”, ovvero se localmente le polveri si sono concentrate e sono state inalate o se si sono concentrate in alcuni ambienti. Questo è il motivo per cui viene effettuata la pulizia straordinaria delle scuole e per cui viene consigliata la pulizia delle superfici esterne delle abitazioni private. Per lo stesso motivo non conviene, almeno temporaneamente, far giocare i bambini al suolo ed è opportuno lavare i nostri animali domestici quando rientriamo a casa. Precauzioni che, una volta, venivano consigliate comunemente per chi abita in un ambiente urbano inquinato.
Quando si parla di diossine in genere si intende l’intera classe delle diossine e dei composti simili, (furani, diossani e PCB), ovvero degli inquinanti organici persistenti. Le diossine sono sostanze altamente tossiche e cancerogene che si formano in molti modi, ma sopratutto per combustione. Nel nostro caso non si tratta di una contaminazione acuta, come nel caso dell’evento di Seveso negli anni 70, ma la diossina si concentra nel suolo e viene normalmente assorbita dall’uomo attraverso gli alimenti, sopratutto con i prodotti agricoli e zootecnici provenienti da aree inquinate. Quindi il vero problema non è la concentrazione della diossina nell’aria come per l’amianto , ma quella al suolo. Dal suolo la diossina è in grado di passare attraverso tutta la catena alimentare sino all’uomo. Tuttavia sono del tutto ingiustificati gli allarmismi per quanto riguarda gli alimenti, in quanto è già stata vietata a titolo precauzionale la vendita e la distribuzione dei prodotti (verdure cane, uova, frutta, ecc.) provenienti dalle zone potenzialmente inquinate, quindi i prodotti che troviamo nei banchi dei supermercati (che in genere vengono da tutta Italia e persino dall’estero), non presentano alcun particolare problema. Ricordiamo invece che per anni abbiamo probabilmente consumato alimenti che provenivano da una delle tante zone (terre dei fuochi, valle del Sacco, ecc.) altamente inquinate e ancora oggi abbiamo pochissime garanzie sulla salubrità degli alimenti extracomunitari. Evitare di mangiare frutta e verdura comprata nei supermercati per timore degli inquinanti prodotti dell’incendio di Pomezia non ha senso. Un controllo sulla zona di origine posta sull’etichetta di frutta verdura, uova, carne, ecc, è comunque sufficiente a dissipare ogni eventuale dubbio.
Allo stato attuale l’unica certezza che abbiamo è che sia l’amianto che le diossine, una volta dispersi nell’ambiente, sono difficilissimi da bonificare, tendono a diluirsi, ma hanno tempi di permanenza molto lunghi. Quindi il rischio è che rimangano presenti a bassissime concentrazioni, ma si accumulino nel tempo, portando conseguenze per la nostra salute a decine di anni di distanza, perché con il tempo il nostro organismo potrebbe concentrare nuovamente quelle sostanze che ora sono disperse.
Nell’immediato è quindi consigliabile attenersi strettamente alle misure precauzionali indicate nel sito del Comune. Ma se si è in stato di gravidanza, in allattamento o se si hanno particolari patologie è meglio parlarne con il proprio medico. Stesso discorso vale per i bambini molto piccoli o per persone che in passato sono state esposte a diossina o amianto per motivi di lavoro.
Per quanto riguarda gli alimenti, se vivete in aree prossime al sito dell’incendio (l’area di sicurezza è stata fissata in 5 km), fintanto che l’allarme non sia completamente rientrato, dovreste lavare molto bene con acqua corrente la frutta la verdura e tutti gli alimenti che sono stati esposti all’aperto (anche se solo per qualche ora) ed evitare di consumare frutta e verdura del vostro giardino e del vostro orto fino a quando non sarete autorizzati nuovamente a farlo.
Una volta passata questa emergenza quello che possiamo fare e imparare a convivere con un ambiente inquinato, cercando di avere uno stile di vita ed uno stile alimentare molto sano per non peggiorare la situazione. Il fumo di sigaretta ad esempio libera diossine e le diossine del fumo si vanno ad accumulare a quelle che introduciamo a causa dell’inquinamento, quindi i fumatori, sia attivi che passivi sono maggiormente esposti alla loro tossicità. Le diossine, a causa della loro natura chimica, si accumulano nei grassi del nostro corpo perciò evitare di prendere peso è una precauzione fondamentale.
Quindi in conclusione, se non lo avevate ancora deciso, questo è un buon momento per smettere di fumare, avere uno stile di vita attivo ed iniziare a seguire una corretta alimentazione.
Dott.ssa Monica Grosso (Biologo Nutrizionista)

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