I Dolcificanti Artificiali Inducono Intolleranza al Glucosio

//I Dolcificanti Artificiali Inducono Intolleranza al Glucosio

I Dolcificanti Artificiali Inducono Intolleranza al Glucosio

Intolleranza al Glucosio, Dolcificanti Artificiali e Flora Batterica Intestinale

I dolcificanti artificiali non calorici furono introdotti nella nostra alimentazione un centinaio di anni fa per conferire sapore dolce agli alimenti industriali, senza influenzarne il contenuto calorico. Riscossero immediatamente un grande successo: costi ridotti, assenza di calorie, senza contare la percezione, data all’inizio, di qualcosa di salutare per la salute perché associata alla perdita di peso e alla normalizzazione dei livelli di zucchero nel sangue. Per queste ragioni, i dolcificanti furono aggiunti (in sostituzione allo zucchero) agli alimenti industriali più comuni: bibite, cereali, dolci senza zuccheri ed iniziarono ad essere raccomandati a chi dovesse perdere peso, a chi soffriva di intolleranza al glucosio e di diabete di tipo 2.

I risultati degli studi fatti sul consumo dei dolcificanti sono controversi, probabilmente a causa del fatto che gli individui soliti a consumarli soffrono di varie altre patologie (in particolare quelle che rientrano nella sindrome metabolica).

La maggior parte dei dolcificanti passa attraverso il tratto gastrointestinale umano senza essere digeriti, arrivando quindi direttamente nell’intestino, a contatto con la sua flora batterica. La flora batterica intestinale gioca un ruolo fondamentale nella regolazione di molteplici processi fisiologici. La composizione e le funzioni dei batteri intestinali sono regolati dalla dieta, dallo stato di salute, dalla magrezza o obesità e dal diabete mellito; inoltre le alterazioni del microbiota intestinale sono spesso associate alla sindrome metabolica.

Il Consumo Cronico dei Dolcificanti Artificiali Aggrava l’Intolleranza al Glucosio

Un gruppo di ricercatori per determinare gli effetti dei dolcificanti artificiali sull’omeostasi (equilibrio) del glucosio, ha aggiunto delle formulazioni commerciali di saccarina, sucralosio o aspartame all’acqua di un gruppo di topi, confrontali con topi a cui era aggiunto nulla, o solo glucosio o solo saccarosio. I ricercatori hanno formato 6 gruppi di topi a cui sono stati somministrati:

I Dolcificanti Artificiali Inducono Intolleranza al Glucosio

Dopo 11 settimane i 3 gruppi che avevano consumato acqua o acqua con glucosio o saccarosio, avevano curve di tolleranza al glucosio simili a quelle misurate prima del trattamento, mentre tutti e tre gli altri gruppi (cioè quelli che consumavano acqua con aggiunta di dolcificanti artificiali) svilupparono una marcata intolleranza al glucosio. Il gruppo che consumava la saccarina mostrò gli effetti più marcati di intolleranza al glucosio.

La Flora Batterica Intestinale Media l’Intolleranza al Glucosio Indotta dai Dolcificanti Artificiali

I ricercatori per capire quanto questi effetti dovuti all’assunzione dei dolcificanti artificiali fossero mediati dai batteri intestinali, hanno somministrato ai topi che in questa seconda parte dell’esperimento seguivano una dieta ad alto contenuto in grassi -4 gruppi (acqua + glucosio, acqua + saccarina commerciale, solo acqua, acqua + saccarina pura) – una serie di antibiotici ad ampio spettro (attivi verso diverse specie batteriche). Dopo 4 settimane di trattamento antibiotico, le differenze sulla tolleranza al glucosio nei diversi gruppi si annullarono, suggerendo l’idea che l’intolleranza al glucosio indotta dai dolcificanti artificiali sia causata da alterazioni nella composizione dei batteri intestinali. I ricercatori però non si sono fermati trasferendo i batteri intestinali di:

  1. Topi che avevano assunto acqua + saccarina commerciale
  2. Topi che avevano assunto acqua + glucosio
  3. Topi che avevano assunto acqua + saccarina pura
  4. Topi che avevano assunto acqua

in topi germ-free (ovvero topi privi di batteri). I risultati anche in questo caso sono a supporto del fatto che siano proprio cambiamenti nella composizione batterica intestinale a determinare l’intolleranza al glucosio (i topi riceventi i batteri intestinali del gruppo 1, svilupparono a loro volta intolleranza al glucosio).

I topi che consumavano saccarina, mostravano un forte aumento nei segnali di degradazione dei glicani (carboidrati): questi sono poi fermentati portando alla formazione di diversi composti tra cui acidi grassi a corta catena. L’aumento dell’attività di questi segnali sono associati ad obesità sia negli uomini che nei topi (forse questi acidi grassi a corta catena sono molecole segnale per la sintesi di glucosio e lipidi). I ricercatori hanno inoltre messo in evidenza che il consumo di saccarina causava diverse alterazioni funzionali dipendenti da dieta nella flora batterica intestinale, originando disbiosi.

Effetti dei Dolcificanti non Calorici Artificiali negli Uomini

Per studiare gli effetti dei dolcificanti sugli uomini, i ricercatori hanno esaminato la relazione a lungo termine tra il loro consumo di dolcificanti (per mezzo di un questionario sulle abitudini alimentari) e diversi parametri clinici raccolti da 381 individui non diabetici (44% uomini, 56% donne; età media 43 anni).

Da questa analisi sono arrivati i risultati più interessanti: è stata infatti evidenziata una correlazione tra il consumo di dolcificanti non calori e diversi parametri clinici legati alla sindrome metabolica (combinazione di alterazioni metaboliche che determinano un incremento del rischio cardio-vascolare): peso elevato, obesità addominale e alti valori di glicemia a digiuno, emoglobina glicosilata (è una stima della concentrazione di glucosio nel sangue negli ultimi 3 mesi), test di tolleranza al glucosio e alanina amminotransferasi (ALT, misura di danno epatico non correlato al consumo di alcol).

La conferma di questi risultati è arrivata anche dall’analisi di 7 volontari (5 uomini e 2 donne di età compresa tra 28 e 36 anni) non soliti al consumo di dolcificanti non calori artificiali e di alimenti che li contengono. Durante la settimana di studio, i partecipanti consumarono la dose giornaliera massima raccomandata dalla FDA (Food and Drug Administration) di saccarina commerciale (5 mg per chilo di peso corporeo). Nonostante il periodo di tempo molto ridotto, 4 individui su 7 mostrarono una risposta glicemica significativamente più “povera” nei giorni 5, 6 e 7 di studio, rispetto ai giorni 1-4: in pratica, mentre nei primi giorni della settimana che prevedeva il consumo dei dolcificanti, non si registravano variazioni nella risposta glicemica di questi soggetti, con il passare del tempo la risposta diventò sempre più scarsa.

Questi risultati suggeriscono che il consumo di dolcificanti non calorici artificiali aumentano il rischio di sviluppare intolleranza al glucosio sia negli uomini che nei topi, modulando la composizione e le funzioni dei batteri intestinali.

I dolcificanti artificiali sono stati ampiamente introdotti nella nostra dieta con l’intento di ridurre l’assunzione di calorie e di normalizzare i livelli di glucosio nel sangue. Insieme ad altri importanti cambiamenti che si sono verificati nella nostra alimentazione, l’aumento del consumo di questi prodotti coincide con il drammatico aumento dell’epidemia di obesità e diabete. Questa ricerca suggerisce che i dolcificanti abbiano direttamente contribuito all’esplosione di questa epidemia, l’esatto opposto del loro iniziale destino. La prossima volta, quando siamo davanti un caffè, scegliamo di prenderlo amaro o al massimo un con pochino di zucchero, sicuramente più sano e meno dannoso.

Jotham Suez, Tal Korem, et al. Artificial sweeteners induce glucose intolerance by altering the gut microbiota. Nature, Vol 000, 17 September 2014.

Dott.ssa Chiara Cevoli

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