È da poche settimane nata una campagna promossa dall’Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) dal motto: “L’OLIO di PALMA: un ingrediente da conoscere, non da demonizzare.”

L’associazione che si pone come obiettivo la difesa della tradizione italiana del Dolce e della Pasta tutelando gli interessi degli associati a livello nazionale ed internazionale (così si legge sul sito), si scaglia a favore dell’ingrediente alimentare più discusso del momento per mezzo di materiale scaricabile dal sito.

Una domanda sorge però spontanea: perché un’associazione la cui mission è la tutela dei prodotti della tradizione italiana difende un prodotto, l’olio di palma, che è ben lontano dall’essere una nostra eccellenza? L’olio di palma infatti, per l’85% della produzione mondiale, deriva da Malesia ed Indonesia, dal frutto della palma da olio (Elaeis guineensis e Elaeis Oleifera), pianta di origine africana che cresce in regioni equatoriali e tropicali.

Sul sito dell’associazione è possibile scaricare 2 documenti per aiutarci a conoscere l’olio di palma e elencarne le “superbe qualità”. Uno prettamente grafico e molto riassuntivo, l’altro invece è un opuscolo dove punto per punto ci vengono elencanti tutti i pro del fatidico olio. Vediamo quali sono.

Aumenta la durata del prodotto

Cioè il prodotto confezionato può avere una data di scadenza più lunga. Questa caratterista rende sicuramente il prodotto più commerciabile, va a male più difficilmente, ma non dobbiamo confondere questa proprietà come una qualità, qualcosa che aumenta la salubrità del prodotto, anzi, se ci riflettiamo un secondo i frutti della natura, a differenza della plastica e di questi prodotti industriali, non durano mesi ma generalmente solo pochi giorni.

Conferisce croccantezza o cremosità al prodotto

Caratteristica in comune a tutti gli olii e grassi.

Non contiene acidi grassi trans (l’olio di palma non necessita di idrogenazione)

Vero, l’idrogenazione è infatti quel processo che trasforma gli olii dallo stato liquido a quello solido (meccanismo alla base della produzione delle margarine) e purtroppo arricchisce anche questi olii di grassi trans (i più temibili per la nostra salute) (per approfondire l’argomento leggi anche Grassi saturi, grassi trans e etichette nutrizionali). L’olio di palma si presenta solido a temperatura ambiente non subisce quindi questo processo, tuttavia è proprio la presenza di grandi quantità di grassi saturi a conferirgli tale caratteristica. Anche i grassi saturi sono lontani dall’essere considerati benevoli per la nostra salute ed inoltre sono molto difficili da digerire.

Ha sapore e fragranza neutri

Quindi nei prodotti dove è aggiunto in grandi quantità non ne altera il sapore. Anche questo è un bene?

Ha un elevato rapporto qualità/prezzo

Costa pochissimo, questa è una delle principali ragioni del suo uso smodato.

Non contiene colesterolo e non aumenta la colesterolemia

Come TUTTI i prodotti di origine vegetale non contiene colesterolo. Il colesterolo è infatti una molecola presente esclusivamente nei prodotti di origine animale.

L’acido palmitico è contenuto naturalmente nel latte materno e nell’olio di oliva

È un po’ approssimativo affermare questo. L’olio di oliva contiene acido palmitico in misura molto minore rispetto all’olio di palma. Inoltre l’acido palmitico contenuto nel latte materno ha una particolare conformazione: non a caso molte formule per lattanti contengono oggi, in percentuali variabili, acido palmitico in posizione 2 (quello contenuto nel latte materno) grazie a modificazioni enzimatiche sul grasso di partenza, anziché acido palmitico in posizione 1 o 3.

Ha una quantità di acidi grassi saturi leggermente inferiore al burro

Infatti è buona regola non utilizzare burro tutti i giorni, tuttavia l’olio di palma a causa della sua ubiquità è consumato tutti i giorni anche più volte al giorno.

Il documento omette di specificare che, stando ad una ricerca della Società Italiana di Diabetologia di qualche mese fa, il palmitato, il principale acido grasso contenuto nell’olio di palma (rappresenta circa il 47% dei grassi contenuti nell’olio), e in quantità minori nel burro e nei formaggi, provoca un aumento di una proteina (p66Shc) che promuove la formazione di specie reattive dell’ossigeno capaci di danneggiare ed uccidere le cellule. Questa proteina, prodotta a livello delle cellule beta pancreatiche (le cellule deputate alla produzione di insulina) può danneggiarle o ucciderle, aprendo così le porte al diabete soprattutto nelle persone già obese o in sovrappeso.

Inoltre una meta-analisi uscita sul The Journal of Nutrition in cui gli autori si ponevano l’obbiettivo di: “rivedere sistematicamente l’effetto del consumo dell’olio di palma sui lipidi del sangue rispetto ad altri oli da cucina utilizzando i dati provenienti da studi clinici”; sono arrivati alla conclusione che il consumo di olio di palma porta un aumento del colesterolo LDL (quello cattivo) a causa del suo alto contenuto di grassi saturi e supportano quindi la tesi di una sua riduzione per il consumo umano, rimpiazzandolo con olii vegetali a più basso contenuto di grassi saturi e trans.

Nell’opuscolo, nella parte dedicata alla nutrizione, si legge:

“Oggi questa correlazione tra saturi e malattie cardiovascolari è oggetto di revisione, come dimostra una recentissima review operata da specialisti della nutrizione e pubblicata anche sull’American Journal of Clinical Nutrition.”

Sono andata a verificare di quale studio si parlasse e di chi fossero gli autori, trovando che 2 tra questi ricevono fondi da 3 anni dalla Soremartec Italia s.r.l. la quale “fornisce a tutto il Gruppo Ferrero, prestazioni, informazioni e studi, sia nel settore della ricerca tecnica che di marketing, per l’invenzione e il lancio di nuovi prodotti e per assicurare il continuo processo di innovazione e miglioramento di quelli esistenti.”

Parliamo quindi di un’azienda con interessi finanziari in prodotti che contengono olio di palma.

Continuando a leggere il documento dell’Aidepi troviamo:

“[…] la produzione impiega oltre diverse milioni di persone in Malesia ed Indonesia, è interessante la valutazione delle superfici occupate nella coltivazione della materia prima. Se si immaginasse di sostituire l’attuale produzione mondiale di olio di palma con un olio vegetale alternativo, la superficie occupata dalla colture sarebbe infatti molto maggiore.”

Si parla quindi di resa in olio per ettaro coltivato (immagine). Indubbio è che la palma da olio abbia la più alta resa rispetto a tutte le altre specie coltivate per la produzione di olii. Ma qui a mio avviso c’è un errore di fondo: ovviamente non è possibile sostituire al momento questo prodotto con altri olii, la superficie coltivabile da occupare sarebbe decisamente troppo estesa; ma è anche vero che i prodotti che lo contengono non possono essere definiti di primaria importanza per la nostra alimentazione: prodotti confezionati (merendine, biscotti, torte già pronte, cracker, etc.), snack, creme al cioccolato spalmabili, patatine fritte, etc. Nulla di quanto elencato andrebbe consumato quotidianamente, cosa che al contrario oggigiorno è la regola. Quindi questo olio in teoria non servirebbe in queste quantità, ma solo in teoria perché non si riesce a fare a meno della Nutella, degli snack, di biscotti e merendine.

 resa degli olii vegetali

Inoltre è vero che la coltivazione della palma da olio sta dando lavoro a moltissime persone, ma è anche vero che sta distruggendo dei posti meravigliosi. Oltretutto mi pare d’obbligo sottolineare che il lavoratore malese piuttosto che quello indonesiano avranno si un lavoro, ma di certo non si arricchiranno con questo (cosa che invece succede all’industria alimentare che a quanto pare ha trovato la sua “gallina dalle uova d’oro”).

Che non vada considerato come la peste nera, o come l’origine di ogni male moderno è a mio parere giusto ma spingerne e giustificarne il consumo, e quindi l’alimentazione moderna basata su prodotti ben lontani dall’essere adatti ad un consumo giornaliero, è un altro discorso.

Bibliografia: 

Sun Y, Neelakantan NWu Y, et al. Palm Oil Consumption Increases LDL Cholesterol Compared With Vegetable Oils Low in Saturated Fat in a Meta-Analysis of Clinical Trials. J Nutr. 2015 May 20.

Elena Fattore, Cristina Bosetti, Furio Brighenti, Carlo Agostoni, and Giovanni Fattore; Palm oil and blood lipid–related markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials. The American Journal of Clinical Nutrition.

 

Dott.ssa Chiara Cevoli