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Per le Donne

Senatore D’Anna,

le voglio spiegare un paio di cose sulle donne ma anche sugli uomini, perché sembra abbia le idee un po’ confuse.

Alla maggior parte di noi donne, piace ogni tanto mettere un tacco alto, una minigonna, un vestitino o una maglia più scollata, uscire il pomeriggio, andare a ballare, bere un po’ troppo. Ci piace perché siamo così, ci piacciono i vostri complimenti, ci piace se qualcuno ci sorride, se ci chiede di uscire, se ci offre da bere. Ma in fondo così va il mondo, no?

Ci facciamo belle per noi, ma in fondo anche per voi. Ci fa stare bene, ci fa sentire più sicure di noi stesse, ci fa essere felici. È questa una colpa? O fa parte della nostra libertà?

A volte impieghiamo ore per preparaci, scegliere le scarpe giuste, sistemare i capelli, truccarci. Ma non facciamo tutto questo per essere violentate o per istigare violenza su di noi. Lo facciamo da donne libere, lo facciamo per noi.

Lei ci consiglia di prestare attenzione, di essere più caute, di non vestirci in modo provocante, di non “trovarci in certi ambienti”.

violenza-sulle-donne-illustrazione-di-annalisa-grassanoPerdoni l’ignoranza, ma da sola proprio non ci arrivo: per vestire provocante esattamente cosa si intende? C’è una lunghezza massima degli abiti che indossiamo da rispettare? Di quali ambienti stiamo parlando? Potrebbe essere più specifico? Sa di solito queste violenze accadono per strada, anche di giorno, quindi cosa dovremmo fare esattamente?

Uscire coperte dalla testa ai piedi, fare velocemente le nostre commissioni e tornare immediatamente in casa? Non uscire la sera, o non indossare tacchi, o non truccarci, o non parlare, o non ridere? Mi perdoni ma proprio non capisco, perché sembra più una privazione della nostra libertà, che una soluzione al problema.

Lei sostiene che “il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete.”

Ma le chiedo: ispiriamo così tanta violenza ogni volta che ci vedete? Quindi, il senso di quello che afferma, mi par di capire, è che la colpa è nostra, voi in fondo siete fatti così, cioè non ci si può far proprio nulla. Giusto?

Un po’ come quando eravamo piccoli e mamma ci diceva di stare attenti altrimenti ci saremmo fatti mali, ma noi ignoravamo i sui consigli, ci facevamo male, allora una frase risuonava nell’aria: “Te lo avevo detto”.

Praticamente lei ci sta avvisando, lo stesso te lo avevo detto, ma questo “te lo avevo detto” è ingiusto e non lo accetto. Non mi interessa la sua opinione su come dovrei o non dovrei vestire, su quale ora è più opportuno uscire, io voglio sapere cosa si può fare, cosa voi politi, uomini, mariti, fidanzati DOVETE fare per risolvere questo problema.

Non potremmo, per una volta, spostare l’attenzione sugli autori di tali violenze, capire perchè un uomo arriva a tanto, capire come si può evitare questo.

Dovete difendere la libertà di noi donne tutte, è un obbligo politico, morale e sociale. Senza scuse, senza se, senza ma, perché ce lo dovete, perché siamo esseri umani esattamente come voi, perché è inammissibile, ancora nel 2017, doversi giustificare per una colpa, che colpa non è e che mai lo sarà.

Vorrei le sue scuse per quello che ha detto, non solo a nome mio e non solo a nome di tutte le donne vittime o meno di qualche forma di violenza.

Vorrei le sue scuse anche nei confronti degli uomini, tutti gli uomini che non sono come lei li descrive nell’intervista: l’uomo non è istinto primordiale, l’uomo non è violenza, è l’ignoranza, sono gli inconcepibili stereotipi sociali che fanno dell’uomo un mostro stupratore e della donna una prostituta.

L’uomo è padre, è fratello, è amico, è compagno, è marito. L’uomo non è violenza.

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
(William Shakespeare)

#iononcisto Le Biologhe Italiane per le vittime di #stupro

Noi, Biologhe Italiane, riteniamo le parole espresse oggi dal Senatore Vincenzo D’Anna in merito ai recenti, terribili, fatti di cronaca riferiti a episodi di stupro, deplorevoli e gravissime. L’incarico istituzionale dello stesso e la sua candidatura alla presidenza dell’Ordine Nazionale dei Biologi le rendono, se possibile, ancora più gravi. Ci dissociamo fermamente da questa mentalità retrograda ed espressione di un maschilismo della peggior fattispecie che tende ad attribuire alla vittima di stupro parte della responsabilità di ciò che ha dovuto subire.
Il Senatore D’Anna è come noi iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi, e le sue esternazioni rischiano inoltre di gettare discredito su tutta la nostra categoria. Anche per questo motivo, decidiamo di alzare le nostre voci per condannarle con forza.
L’Ordine Nazionale dei Biologi conta circa 50 mila iscritti al suo attivo, il 70% dei quali sono donne. Donne di tutte le età che hanno studiato, hanno intrapreso una carriera, hanno fatto a pugni e fanno ogni giorno a pugni con tutte le difficoltà che questa società di oggi presenta. Donne lavoratrici, ma anche mogli, mamme, figlie, sorelle, nonne.
Dopo 50 anni dalla sua fondazione l’Ordine dei Biologi rischia di essere gestito da un uomo che disprezza il 70% delle persone che ne fanno parte.
Ma il senatore non è nuovo a vicende del genere: nell’ottobre del 2015 aveva già ricevuto 5 giorni di sospensione dal suo ruolo di parlamentare per gesti sessisti nei confronti della senatrice Barbara Lezzi durante una seduta in senato.
Noi Biologhe, ma soprattutto noi Donne ci dissociamo totalmente da quest’uomo, in quanto non lo riteniamo degno di rappresentare la nostra categoria professionale né tantomeno vogliamo che rappresenti noi come popolo in Parlamento.

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