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Sale: Storia e Curiosità

Si vive meglio con poco sale!

Il sale è sempre stato un elemento fondamentale nella storia dell’uomo, fin dai tempi più antichi dove era utilizzato soprattutto per conservare i cibi.  Poiché non era disponibile così come lo è oggi, divenne una merce oggetto di commercio: proprio da questo deriva il termine “salario” riferendosi allo stipendio che un tempo era pagato con una certa quantità di sale. Il sale è composto essenzialmente da cloruro di sodio: ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio. Le perdite giornaliere di tale elemento sono reintegrate con la dieta: pertanto, in teoria, non sarebbe necessario aggiungere sale ai cibi poiché il sodio contenuto naturalmente negli alimenti, è sufficiente a coprire le necessità dell’organismo. È stato stimato che ogni giorno l’adulto italiano ingerisce in media circa 10 g di sale (cioè 4 g di sodio), quindi molto più (quasi dieci volte) di quello fisiologicamente necessario. Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, aumenta il rischio per alcune malattie del cuore, dei vasi sanguigni e dei reni ed è inoltre associato ad un rischio più elevato di tumori dello stomaco, a maggiori perdite urinarie di calcio e quindi, probabilmente, ad un maggiore rischio di osteoporosi.

si vive meglio con poco sale

Come diminuirlo in cucina?

Ridurre la quantità di sale che si consuma non è difficile, soprattutto se la riduzione avviene gradualmente. Infatti il nostro palato si adatta facilmente: entro poco tempo, i cibi sembreranno saporiti al punto giusto. Inoltre le erbe e le spezie aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio, pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry) possono sostituire il sale, o almeno favorirne un minore utilizzo. Il succo di limone e l’aceto permettono di dimezzare l’aggiunta di sale e di ottenere cibi ugualmente saporiti, agendo come esaltatori di sapidità. Anche l’utilizzo del cosiddetto “pane sciapo”, ossia insipido, è consigliabile (questo tipo di pane ebbe origine a Perugia nel 1540 quando il Papa Paolo III impose un aumento sul prezzo del sale: i perugini ne limitarono al massimo il consumo, compresa la quantità di sale impiegato per fare il pane).

Tanti tipi di sale

In commercio esistono diversi tipi di sale : il sale marino (deriva dalle saline ed è essiccato naturalmente), il salgemma (estratto dal sottosuolo), il sale iodato (sale comune al quale è stato aggiunto iodio: sia l’Organizzazione Mondiale per la Sanità che il Ministero della Salute Italiano ne consigliano l’uso a tutta la popolazione, al fine di prevenire o correggere quella carenza di iodio che in Italia è piuttosto diffusa), il sale iposodico (ottenuto aggiungendo potassio al posto del sodio, tuttavia insaporisce poco le pietanze e spesso ne viene utilizzato di più). Tra i meno comuni ci sono: il sale rosa dell’Himalaya, il sale nero di Cipro, il sale grigio di Bretagna, il sale blu di Persia, il sale Indiano viola, il sale rosso delle Hawaii, Sali aromatizzati e Sali affumicati, ognuno con diverse proprietà e caratteristiche, ma tutti quanti da usare con estrema moderazione.

Dott.ssa Chiara Cevoli
Biologo Nutrizionista

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