Obesità Pediatrica e Scienza

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Obesità Pediatrica e Scienza

Prevenzione e Trattamento dell’Obesità Pediatrica: Cosa dice la Scienza?

L’obesità pediatrica è uno dei maggiori problemi di salute pubblica nei paesi sviluppati (e purtroppo non solo). È ormai ben noto che questa condizione possa permanere per tutta la vita se non adeguatamente trattata inoltre, i bambini obesi hanno una minore qualità della vita legata alla salute, un aumentato rischio di soffrire di disordini metabolici e malattie cardiovascolari e una maggiore possibilità di avere problemi psicologici e sociali, come l’essere vittima o autore di bullismo.

L’obesità pediatrica è dovuta raramente ad un difetto genetico trasmesso dai genitori alla prole. Si sviluppa in presenza di complesse e piccole predisposizioni biologiche che diventano manifeste sotto condizioni ambientali e sociali dove sono adottati comportamenti che ne favoriscono la nascita. Sia durante la gestazione sia nei primi mesi di vita, il neonato dovendosi preparare e poi adattandosi alla vita extrauterina è particolarmente sensibile a stimoli esterni che guidano e determinano il completo sviluppo. Tra questi il peso materno al concepimento, l’alimentazione della madre durante la gestazione e l’alimentazione del neonato nei primi mesi di vita sembrano fattori determinanti il peso e lo stato di benessere del nascituro.

Epidemiologia dell’Obesità Pediatrica e dell’Obesità Grave

La prevalenza globale dell’obesità pediatrica è cresciuta nell’ultimo decennio e rimane alta. Negli Stati Uniti la prevalenza è cresciuta del 5% negli anni che vanno dal 1971 al 1974 e del 16.9% negli anni 2009-2010, riguardando tutte le età con un impatto maggiore nella classe di età che va dai 2 ai 5 anni.

Il Genoma Umano: una delle Guide nell’obesità Pediatrica

Due decenni di ricerche sulla natura delle condizioni che hanno portato all’epidemia di obesità hanno concluso che esistono molteplici determinanti sociali, ambientali, comportamentali e biologici per ciò che è stata chiamata “una costellazione di condizioni obesogene”.

Prevenzione e Trattamento dell’Obesità Pediatrica: Cosa dice la Scienza?

Finora almeno 10 geni sono stati implicati nelle lipodistrofie generalizzate congenite e nelle lipodistrofie parziali familiari: questo ha aiutato a delineare alcuni dei meccanismi biologici che contribuiscono al bilancio energetico positivo e al rischio di obesità.

Una cosa è ormai chiara: il peso dei figli alla nascita è influenzato dal peso alla nascita dei genitori. La ricerca di varianti nel DNA che possano fornire dati circa il rischio di obesità è in corso. Sono ad oggi stati identificati circa 60 polimorfismi a singolo nucleotide (cioè variazioni di un solo nucleotide nella sequenza di un gene) –SNPs, associati all’obesità. Inoltre, esistono forti evidenze di come l’interazione tra l’ambiente e i geni possa influire sull’obesità e/o sul rischio di divenire obesi. Ad esempio in uno studio del 2010 è stato stimato che l’attività fisica era associata ad una riduzione del 40% nella predisposizione genetica all’obesità.

Sviluppo del Tessuto Adiposo ed Effetti Epigenetici sull’Obesità Pediatrica

Il tessuto adiposo subisce pronunciati cambiamenti durante la vita fetale, neonatale e postnatale che hanno il potenziale di determinare l’adiposità e la predisposizione all’obesità in un individuo. Il numero delle cellule adipose che si formano durante la crescita aumenta in linea con il peso corporeo: più si è in sovrappeso od obesi durante i primi anni di vita, maggiori saranno il numero di cellule adipose che si formeranno (e rimarranno tali nella vita adulta).

Esistono 3 tipi di tessuto adiposo: tessuto adiposo bruno –BAT, beige e bianco, ognuno dei quali ha specifici e diversi marker molecolari. Il tessuto adiposo bruno è il meno abbondante nel corpo, ma è caratterizzato dal possedere la “proteina di disaccoppiamento 1” (uncoupling protein 1) che ha la capacità di generare 300 volte più calore rispetto ad ogni altro tessuto. Ciò avviene perché questo tessuto, grazie alla proteine, può produrre energia senza la necessità dell’ATP (la molecola che innesca il meccanismo di produzione dell’energia all’interno delle cellule): ciò porta ad una rapida dissipazione di grande quantità di energia sotto forma di calore. Il tessuto adiposo è uno degli ultimi tessuti a formarsi nel feto e il BAT in particolare, ha la fondamentale caratteristica di consentire al neonato di adattarsi efficacemente al “freddo” dell’ambiente extrauterino. Un fattore importante che determina la formazione del tessuto adiposo è la maturazione dell’asse ipotalamo-ipofisi, che solo nei piccoli mammiferi matura dopo la nascita, con il risultato che la termogenesi nel tessuto adiposo bruno non comincia prima di una settimana dopo il parto.

Ambiente Intrauterino ed Obesità in Età Pediatrica

Il sovrappeso e l’obesità nelle donne prima della gravidanza è un significativo fattore di rischio per l’obesità pediatrica. Negli Stati Uniti il 32% delle donne in età riproduttiva è obesa e il 56% in sovrappeso. Alla nascita un neonato ha tra il 12 e il 18% di massa grassa composta da una combinazione di tessuto adiposo bruno, beige e bianco: questa massa rappresenta quasi il 50% della variabilità del peso alla nascita.

Nutrizione Materna e Obesità alla Nascita

L’ipotesi dell’origini evolutiva della salute e della malattia, ha messo in evidenza il legame tra i la vita fetale e le prime fasi di vita infantili e il successivo sviluppo, in età adulta, di obesità e di disturbi metabolici. Un’interpretazione di questa relazione è che il feto mette in pratica “adattamenti predittivi” in risposta all’ambiente intrauterino, portando ad aggiustamenti nei sistemi omeostatici per la sopravvivenza e per adattarsi al meglio alla vita dopo la nascita.  Tuttavia questo adattamento così precoce all’ambiente esterno può tradursi in una mancata corrispondenza tra la previsione prenatale e ciò che sarà la vita vera e propria. Quindi questa risposta adattativa predittiva potrebbe essere svantaggiosa dopo la nascita, portando un aumentato rischio nell’adulto di malattie croniche e un potenziale ciclo di trasmissione tra generazioni di questo adattamento. Sia un’iponutrizione che un’ipernutrizione durante la gravidanza portano ad un aumento dell’adiposità e correlati disordini metabolici alla nascita, i quali nei modelli animali sono esacerbati in presenza di una dieta ad alto contenuto di grassi dopo la nascita. Nei modelli sperimentali con i roditori il programma di sviluppo dei disordini metabolici alla nascita è potenzialmente reversibile per mezzo di interventi di correzione sull’alimentazione durante specifici periodi di sviluppo. Dal punto di vista dell’obesità materna, interventi sulla dieta e sull’esercizio hanno entrambi dimostrato effetti benefici nel nascituro: in pratica non era registrato, sempre negli animali, una crescita eccessiva.

Peso Materno ed Obesità Pediatrica

Il peso acquisito durante una gravidanza è estremamente variabile tra le donne. Le raccomandazioni parlano chiaro:

  • Le donne normopeso non dovrebbero superare gli 11,5-16 Kg di peso in più durante la gravidanza
  • Le donne sovrappeso non dovrebbero superare gli 7-11,5 Kg di peso in più durante la gravidanza
  • Le donne obese non dovrebbero superare gli 5-9 Kg di peso in più durante la gravidanza

L’aumento di peso in gravidanza è dovuto ad un accumulo di acqua, proteine e grassi nel feto, placenta, sangue, liquido amniotico, ghiandole mammarie e tessuto adiposo materno. Le donne che iniziano la gravidanza normopeso accumulano la maggior parte del tessuto adiposo acquisito in gravidanza nei depositi sottocutanei di fianchi e cosce e una piccola parte è accumulata come grasso viscerale. Tuttavia le donne obese, che hanno più grasso sottocutaneo prima del concepimento, tendono ad accumulare più grasso viscerale.

Un eccesso di peso accumulato durante la gravidanza è associato a numerose complicazioni: nascita prematura, peso eccessivo alla nascita dei bambini, obesità infantile.

Allattamento al Seno e Obesità in Età Pediatrica

Le raccomandazioni parlano chiaro: allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita seguito dall’introduzione graduale di alimenti, mentre continua l’allattamento, fino ad un anno di età. L’allattamento al seno previene l’obesità pediatrica, mentre l’allattamento con latte artificiale non sembra avere assolutamente questa capacità. Una delle ragioni è che il latte artificiale differisce significativamente dal latte materno: questo contiene infatti più di 100 componenti bioattivi, ed alcuni come adiponectina, leptina, e grelina, sono in grado di regolare l’appetito, il metabolismo ed il bilanciamento energetico. Inoltre, i latti artificiali contengono molte più proteine rispetto al latte materno. Le proteine aumentano i livelli di insulina, stimolano il deposito di grasso causando una crescita molto rapida. Inoltre sembrerebbe che allattare dal biberon diminuisca la capacità del neonato di autoregolare la quantità di energia assunta.

PT Katzmarzyk, S Barlow, C Bouchard et al. An evolving scientific basis for the prevention and treatment of pediatric obesity. International Journal of Obesity (2014) 38, 887–905

Dott.ssa Chiara Cevoli

By | 2014-12-20T14:30:49+00:00 dicembre 25th, 2014|Categories: Alimentazione|Tags: , , , , , |0 Comments

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