L’allevamento Industriale delle Carni

//L’allevamento Industriale delle Carni

L’allevamento Industriale delle Carni

Negli anni mangiamo sempre più carne:

  • Primi anni del ‘900: il consumo di carne e pesce era intorno a 17 Kg pro-capite l’anno.
  • Negli anni ’30 e fino allo scoppio della seconda guerra mondiale il consumo di carne e pesce era di circa quasi 30 Kg pro-capite l’anno.
  • Negli anni della guerra il consumo di questi prodotti diminuisce (circa 18 Kg) per riprendere a salire intorno al 1950.
  • Nel 2000 si raggiunge e supera la soglia dei 120 Kg di carne e pesce era pro-capite l’anno.
  • Secondo l’ISTA nel 2015 consumeremmo più di 145 Kg di carne e pesce, sempre pro-capite s’intende.

L’allevamento Industriale delle Carni

Per rispondere a questa smisurata domanda i pascoli sono stati sostituti dalla stabulazione fissa: gli animali sono allevati in ambienti chiusi e controllati, sono sottoposti a trattamenti medici preventivi (sono somministrati antibiotici per evitare malattie e diminuire i tempi di crescita), seguendo cicli vitali ridotti imposti dall’uomo.

Secondo la FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), il bestiame è responsabile del 18% del gas serra prodotto.

Carne da Allevamento, Salute e Ambiente

  • Maggiore incidenza di malattie come tumori, diabete, ipertensione, obesità, malattie cardiovascolari: tutte legate al consumo eccessivo di grassi e proteine animali.
  • Maggiore resistenza agli antibiotici a causa del loro massiccio uso negli allevamenti intensivi.
  • Comparsa di nuove malattie soprattutto virali.
  • Inquinamento
  • Aumento di terreni adibiti alla produzione di mangime animale e non umano.
  • Gas serra

Cosa fare?

  1. La carne non è solo quella di pollo e maiale (insieme rappresentano più del 60% della carne consumata): tacchino, anatra, coniglio, pecora, fagiano, bufalo, etc. rappresentano delle valide alternative. Scegliere sempre lo stesso tipo di carne (o alimento in generale) favorisce lo sviluppo della sua produzione a livello industriale: quantità a discapito di qualità.
  2. Non scegliere dallo stesso animale sempre lo stesso taglio: del pollo non esiste solo il petto, del manzo non esistono solo filetto e lombata.
  3. Spostare l’alimentazione verso uno stile vegetariano: ad esempio sostituire la carne con legumi, semi oleosi e cereali.
  4. Scegliere prodotti allevati localmente.
  5. Preferire carne di qualità: sicuramente un po’ più cara, ma migliore per la nostra salute.

Fonte: SlowFood.it

Dott.ssa Chiara Cevoli

By | 2014-05-12T17:58:58+00:00 luglio 11th, 2014|Categories: Alimentazione|Tags: , , , |0 Comments

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