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La dieta alcalina

L’idea di prevenire e curare le malattie degenerative attraverso un’alimentazione più alcalina nasce con la dott. ssa Kousmine. Recentemente il principio della dieta alcalina è ritornato in voga grazie al libro di Robert Young “Il miracolo del PH alcalino: bilanciate la vostra dieta, recuperate la vostra salute“ (Young ha ottenuto vari titoli accademici, tra i quali diverse lauree e un PhD in un’università telematica non riconosciuta, chiusa nel 2010. L’altro autore del libro è Shelley Redford Young moglie di Young di cui si conosce poco” -fonte Wikipedia).
La dieta alcalina nasce in quegli ambienti sportivi dove l’acidosi è il primo nemico dell’atleta che compie sforzi molto intensi: sin dagli anni ’30 si è studiata la possibilità di migliorare la performance atletica grazie ad agenti alcalinizzanti come il bicarbonato di sodio (l’acidosi infatti blocca la contrazione muscolare). Sono stati condotti numerosi studi per trovare la giusta dose di bicarbonato da far assumere agli atleti (il bicarbonato causa problemi gastrointestinali come crampi e diarrea, che spesso ne annullano gli eventuali benefici). Una meta-analisi pubblicata su Sport Medicine (2011) quantifica in 0,3-0,5 gr/Kg di peso corporeo, la dose di bicarbonato da assumere prima di prestazioni ciclistiche di breve durata ed alta intensità, solo per ottenere un 1,7% di miglioramento nella potenza.

alimenti acidificanti, alcalinizzanti, neutri
Il sangue deve avere un pH compreso tra 7.35 e 7.45, quindi lievemente alcalino, quando questo vira verso l’acidità o la basicità riusciamo a riportato alla norma principalmente mediante due mezzi: i reni e la respirazione. Le condizioni definite acidosi metabolica –può essere la conseguenza di un’attività fisica intensa che produce acido lattico, e alcalosi metabolica –o chetosi, che si sviluppa quando non assumiamo adeguate quantità di carboidrati per lunghi periodi, se non rapidamente risolte possono portare alla morte in breve tempo (per valori di pH inferiori a 6,8 e superiori a 7,8). La teoria alla base di questa dieta è che tutte le malattie dipendano dal alterazioni del pH del nostro corpo: ma pensare che le patologie abbiano una sola ed unica causa e che esista una dieta universale perfetta per tutti, non ha molto senso -gli eschimesi hanno un regime alimentare completamente diverso dal nostro, da quello giapponese o cinese, non esiste una dieta ideale valida per tutte le latitudini e longitudini, figuriamoci per tutte le malattie. 

Cosa si può mangiare, cosa no

La dieta alcalina è in pratica una dieta vegana (regime alimentare che esclude totalmente i prodotti di origine animale), con molte restrizioni sugli alimenti perché elimina molti frutti e molti carboidrati complessi (pasta, riso, cereali): quindi ci si nutre praticamente di verdura fresca e legumi. Con questa dieta si perdono sicuramente i chili di troppo, ma a lungo andare si rischiano carenze nutrizionali importanti. Young afferma che la digestione delle proteine animali forma acidi, mentre questo non accade durante la digestione di quelle vegetali: ma poiché gli amminoacidi che compongono entrambe le proteine sono gli stessi, la digestione non può non essere la stessa. Per quanto riguarda i carboidrati, essendo prodotti di scarto acidi, acidificano il corpo, causando la trasformazione delle cellule sane, in batteri e lieviti (pura fantascienza); sono anche assolutamente sconsigliati tutti i cibi fermentati (vino, yogurt, pane) per via della produzione da parte dei microrganismi in essi contenuti di tossine -”i batteri possono mutare in lieviti, i lieviti in funghi ed i funghi in muffe” (?) -dimenticando lactobacilli, bifidobatteri, fondamentali per la nostra salute.
Questo regime alimentare prevede l’assunzione sia di alimenti alcalini (80% circa), sia di alimenti acidi (20% circa): se si supera questa percentuale gli alimenti acidi, secondo Young, possono alterare il pH del nostro organismo creando squilibri e malesseri. In questa dieta non è importante contare le calorie, quanto scegliere accuratamente i cibi in base al loro pH, facendo anche attenzione ad utilizzare acqua depurata, fare esercizio fisico moderato (mai la sera e senza eccedere negli sforzi per evitare la produzione di acido lattico).

Quali sono i benefici?

- L’aumento di frutta e verdura nella dieta può migliorare il rapporto Na/K apportando benefici alle ossa, riducendo l’atrofia muscolare (con l’avanzare dell’età c’è una graduale perdita di massa muscolare: uno studio ha concluso che una dieta ricca in potassio, frutta e verdura, così come una riduzione della carica acida, risulta nella conservazione della massa muscolare in uomini e donne anziani) e mitigando altre malattie croniche come ipertensione ed ictus.
- Gravi forme di acidosi metabolica nei bambini, sono associate con bassi livelli di ormone della crescita: la correzione dell’acidosi con bicarbonato, aumenta i livelli dell’ormone e quindi la crescita.
- L’aumento del magnesio intracellulare, richiesto per la funzionalità di molti sistemi enzimatici, è un altro beneficio della dieta alcalina. Il magnesio disponibile è inoltre richiesto per attivare la vitamina D.
- L’efficacia degli agenti chemioterapici è estremamente influenzata dal pH: numerosi agenti richiedono un mezzo alcalino per essere più efficaci.
Tuttavia nella letteratura scientifica non esistono prove certe che stabiliscono i benefici di una dieta alcalina per la prevenzione del cancro, di diverse altre malattie e per la salute in generale. Sicuramente aiuta positivamente la salute delle ossa grazie all’aumento dell’ormone della crescita e il conseguente aumento dell’osteocalcina. L’atrofia muscolare sembra ridursi con una dieta alcalina e il mal di schiena può trarne beneficio, inoltre un ambiente alcalino, come già detto, può migliorare l’efficacia di alcuni agenti chemioterapici, ma non altri. Un’alimentazione ricca di frutta e verdura (grazie alle vitamine, i Sali minerali, le fibre e gli antiossidanti che contengono) aiuta a prevenire diverse patologie (alcuni tipi di cancro, diabete, dislipidemie). Inoltre questo regime alimentare esorta ad un’adeguata assunzione di acqua e uno stile di vita più sano: moderata attività fisica, orari regolari, durata del sonno non inferiore alle 8 ore ed è inoltre raccomandato di andare spesso in vacanza. Young infine sostiene che con questa dieta si può dimagrire fino a 400 grammi al giorno: quindi per perdere un chilo basterebbero 2-3 giorni. Nessuno studio scientifico supporta questa ipotesi, inoltre può perdere un chilo in 3 giorni solo chi ha un dispendio energetico giornaliero di circa 2500 Kcal e per 3 giorni fa digiuno assoluto (un chilo di grasso corporeo corrisponde a circa 7000 Kcal).

Dott.ssa Chiara Cevoli
Biologo Nutrizionista

2 Responses to La dieta alcalina

  1. Marika Rispondi

    3 marzo 2014 at 11:39

    “il dott. Kousmine”…

    veramente era una donna!!

    • admin Rispondi

      3 marzo 2014 at 12:31

      grazie! corretto

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