Può Dare Dipendenza

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Può Dare Dipendenza

Dipendènza s. f. [der. di dipendere]: Nella medicina e nelle scienze sociali, condizione, in cui un individuo si trova, di incoercibile bisogno di un prodotto o di una sostanza, soprattutto farmaci, alcol, stupefacenti, a cui si sia assuefatto, e la cui astinenza può provocare in lui uno stato depressivo, di malessere e di angoscia (d. psichica), e talora turbe fisiche più o meno violente, cioè nausea, dolori diffusi, contrazioni, ecc. (d. fisica): d. da medicinali, da sostanze psicotrope, dalla droga. (Treccani)

Cosa c’entra l’alimentazione con la dipendenza? Apparentemente nulla, in realtà molto. Come già trattato nell’articolo Perché alcuni alimenti sono così irresistibili?, diversi studi scientifici hanno messo in evidenza che determinati cibi sono in grado di attivare le stesse aree cerebrali connesse alla dipendenza: in pratica alcuni alimenti mimano a livello cerebrale gli effetti delle droghe.

Ad oggi sono centinaia le ricerche che hanno studiato la dipendenza da alcuni tipi di cibi e i più gettonati sono quelli grassi. Potrebbe esserci una spiegazione “evoluzionistica” a questo fenomeno: in natura gli alimenti grassi non sono molti e fondamentalmente si riducono a frutta secca, semi e olii (anche se includere gli olii non è esatto in quanto derivano da un processo di lavorazione e quindi non disponibili immediatamente allo stato naturale). Ricordando che i grassi apportano 9 Kcal/gr, mentre proteine e carboidrati 4 Kcal/gr, la spiegazione sarebbe racchiusa proprio qui: l’uomo primitivo si imbatteva raramente in questi cibi, come già detto abbastanza rari, ma necessitava di molte calorie per sostenere le attività connesse ad una vita completamente all’aperto (ricerca del cibo, dell’acqua, caccia, termoregolazione, etc.); il nostro organismo si sarebbe perciò evoluto in modo tale che fossimo particolarmente “attratti” dalle calorie, quindi dai cibi grassi, per permetterci di vivere al meglio e di svolgere tutte queste attività.

Cosa succede nel cervello?

L’assunzione di grassi, sin da quando il nostro palato ne percepisce il gusto, induce l’intestino a produrre endocannabinoidi cioè sostanze simili a quelle presenti nella marijuana. Queste procurando un senso di gratificazione a livello cerebrale e ci spingono ad aumentare l’assunzione di questi alimenti. Quello che in pratica succede con le droghe, instaurando così un circolo vizioso di dipendenza. L’uomo primitivo non avendo a disposizione supermercati, bar e fast food era inibito dall’assunzione esagerata di alimenti grassi per la loro scarsità, quindi che ne fosse particolarmente attratto rappresentava un meccanismo di adattamento per la sua sopravvivenza. Per l’uomo moderno purtroppo il discorso è diverso.

eterminati cibi sono in grado di attivare le stesse aree cerebrali connesse alla dipendenza: in pratica alcuni alimenti mimano a livello cerebrale gli effetti delle droghe.

Il Rovescio della Medaglia

Il rovescio della medaglia è semplice: oggi passiamo la nostra vita seduti, in pochi fanno attività fisica in modo costante e di tutte queste calorie non ne abbiamo proprio bisogno. La popolazione mondiale sta ingrassando o peggio sta diventando obesa e va incontro ad una miriade di patologie legate alla cattiva alimentazione.

determinati cibi sono in grado di attivare le stesse aree cerebrali connesse alla dipendenza: in pratica alcuni alimenti mimano a livello cerebrale gli effetti delle droghe.

Come se non bastasse l’industria alimentare contro cui in pochi puntano il dito, lo ha capito e ci si è arricchita. Ebbene sì, anche perché sembrerebbe che non sono solo i cibi grassi a dare dipendenza: anche cibi salati e grassi (patatine fritte), dolci e grassi (cioccolata spalmabile, merendine). Tutto quello che generalmente si trova nei supermercati, spesso all’ingresso del supermercato, spesso anche sotto imperdibili offerte.

Perché non veniamo informati di questo? Quanti consumatori sono a conoscenza della dipendenza che potrebbe dar loro l’uso quotidiano di determinati alimenti? Ma soprattutto perché lo Stato non ci tutela, ci guida, ci aiuta a capire e ci informa?

Oltretutto alimenti così saporiti e dolci disabituano il nostro palato a sapori naturali: vi siete mai chiesti perché vostro figlio quando era piccolo mangiava ogni tipo di frutta e verdura ed ora non ne vuol nemmeno sentir parlare? Abituandolo alle innaturali dolcezze delle merendine o ai forti sapori di patatine fritte e fast food, verdura e frutti solo per lui senza sapore.

La Soluzione

Finché nei supermercati merendine e prodotti simili costeranno quanto un chilo di frutta probabilmente ben poco. I consumatori andrebbero scoraggiati verso questi acquisti alzandone notevolmente il prezzo essendo alimenti assolutamente non indispensabili alla nostra nutrizione.

Andrebbe a mio avviso oltremodo vietato l’esposizione accanita di questi alimenti, così come la loro pubblicità in determinate ore della giornata.

E sulla pubblicità apriamo una piccola parentesi. Non tutti sanno che l’industria alimentare per promuovere un prodotto punta spesso su 2 tipi di format pubblicitari: uno rivolto ai più piccoli con cartoni animati, colori, sponsorizzazione di giochi all’interno della confezione ed un altro rivolto ai genitori dove ne vengono evidenziate le “straordinarie proprietà nutritive”. Ma in pratica cosa comporta questo? Al supermercato il bambino quando vede il prodotto pubblicizzato spingerà il genitore a comprarlo il quale a sua volta forte della pubblicità positiva vista, lo comprerà. Stiamo però parlando di cereali per la prima colazione, merendine e prodotti simili che sono ben lontani dall’essere una scelta nutrizionalmente saggia per i più piccoli.

Come si fa a seguire una sana alimentazione con questi presupposti? Dove oltretutto alimenti veramente salutari, quelli che ci fanno veramente bene costano un occhio della testa o sono quasi introvabili. Un esempio? La maggior parte dei cereali per la prima colazione sono pieni di zuccheri (in alcuni su 100 gr di prodotto lo zucchero è rappresentato con circa 40 gr), mentre fiocchi di avena, crusca di avena e frumento (scelte decisamente più sagge) sono laggiù in un angolino, come fosse quasi una vergogna acquistarle. Ed infatti in pochi li acquistano.

La vera soluzione? Smettete di comprarli, il vostro corpo vi ringrazierà!

Dott.ssa Chiara Cevoli

By | 2014-11-29T09:31:31+00:00 luglio 17th, 2014|Categories: Cibi Commerciali|Tags: , , , , , |0 Comments

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