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Perché alcuni alimenti sono così irresistibili?

L’industria alimentare lo sa: i cibi appetibili, soprattutto quelli ricchi in grassi e zuccheri, inducono il consumatore a mangiare non per sazietà, ma per piacere. Sarà capitato a tutti di non riuscire a smettere di mangiare la Nutella o un pacchetto di patatine fritte. Perché succede questo? Perché, anche se siamo consapevoli che stiamo sbagliando, non riusciamo a chiudere quel barattolo? L’assunzione eccessiva di alimenti, senza una reale necessità energetica da parte dell’organismo, è chiamata iperfagia.

I diversi tipi di iperfagia

Mentre l’iperfagia omeostatica è causata da un disturbo a livello di quei componenti (ormoni, segnali cerebrali) che regolano la fame e la sazietà, “l’iperfagia edonica”, cioè l’abitudine a mangiare per piacere, è indipendente dalla sazietà e influenzata da diversi fattori come lo stato emotivo, le condizioni mentali, la privazione del sonno: mangiamo quando siamo depressi, troppo stanchi, quando ci sentiamo soli. La composizione del cibo e il suo apporto calorico sembrano essere importanti fattori nell’induzione dell’iperfagia edonica: i cibi appetibili, inducono iperfagia negli uomini e negli animali, gli episodi di abbuffate coinvolgono spesso cibi ricchi in grassi o zuccheri o entrambi (patatine fritte, snacks vari). In condizioni normali, dopo aver mangiato, i segnali di sazietà limitano l’assunzione di cibo; ciò non accade invece con alcuni alimenti che sono in grado di annullare la regolazione della sazietà, portando all’ingestione di cibo indipendentemente dalla fame.

Perché alcuni alimenti sono cosi' irresistibili?

Lo studio

In uno studio tedesco è stata utilizzata un particolare tipo di risonanza magnetica (MEMRI) per analizzare l’influenza dell’assunzione di alcuni alimenti sull’attività cerebrale dei ratti. I ricercatori hanno diviso i topi in 2 gruppi: un gruppo veniva nutrito con patatine fritte, l’altro con mangime, entrambi ad libitum (a volontà). Durante lo studio, i ratti alimentati normalmente mostravano livelli di attività fisica inferiori rispetto ai ratti alimentati con patatine fritte, mentre gli ultimi mangiavano di più rispetto al gruppo standard, quindi il loro apporto calorico risultava molto maggiore. L’analisi ha rivelato significative differenze nell’attivazione e nell’inattivazione di diverse aree cerebrali nei 2 gruppi di ratti. È stato osservato un cambiamento nell’attività di alcune aree cerebrali, che riflette una disattivazione dei circuiti che regolano la sazietà portando ad un’assunzione calorica molto maggiore rispetto a quella realmente necessaria. Nei ratti alimentati con patatine fritte è stata evidenziata una forte attivazione di aree normalmente attivate dalle droghe, cioè quelle aree che fanno parte del “sistema di ricompensa” e dipendenza. In poche parole questi alimenti mimano a livello cerebrale gli effetti delle droghe: più ne mangiamo, più abbiamo bisogno di mangiarne. Come detto precedentemente poiché l’iperfagia edonica non è causata da un malfunzionamento di qualche organo, apparato o ormone, ma soprattutto dal nostro stato emotivo, si crea una circolo vizioso: mangio perché mi sento solo, l’alimento “ricompensa” mi spinge a mangiarne sempre di più, mi sento quindi in colpa, ho ancora bisogno dell’ alimento “ricompensa”. Inoltre sembra che gli alimenti particolarmente appetibili, possano disattivare aree cerebrali tramite una diminuzione della sensibilità verso alcuni ormoni connessi alla sazietà. Quando ci sentiamo un po’ giù, invece di rifugiarci in questi “cibi spazzatura”, un pezzetto di cioccolato fondente ci fornisce la giusta dose di serotonina: l’ormone della felicità.

FONTE: Tobias Hoch, Silke Kreitz, Simone Gaffling, Monika Pischetsrieder, Andreas Hess; Manganese-Enhanced Magnetic Resonance Imaging for Mapping of Whole Brain Activity Patterns Associated with the Intake of Snack Food in Ad Libitum Fed Rats. PLOS ONE, February 2013, Volume 8, Issue 2.

Dott.ssa Chiara Cevoli
Biologo Nutrizionista

3 Responses to Perché alcuni alimenti sono così irresistibili?

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