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Il Kamut: una grande operazione commerciale?

Kamut non è il nome di un cereale (come orzo, avena, farro, ecc…) ma di un marchio commerciale (es. Ferrero) che la società Kamut International Ltd (fondata nel Montana -USA da Bob Quinn) ha posto su una varietà di grano (grano Khorasan): ciò vuol dire che solo ed esclusivamente questa società può commercializzarlo. Il marchio è stato registrato nel 1991: solo il grano Turgidum ssp. Turanicum, coltivato da semi distribuiti dall’azienda, può chiamarsi Kamut®.

La storia

La storia narra che un aviatore americano di stanza in Portogallo, nel 1949, ricevette 32 giganteschi chicchi di grano da un collega che si trovava in Egitto e li spedì a suo padre nel Montana. Qui, il grano, venne chiamato il “Grano del Re Tut” poiché secondo la leggenda i chicchi furono ritrovati in una tomba egizia: questa storia ha sicuramente il suo fascino, ma bisogna ricordare che dopo alcuni anni i semi non sono più in grado di germinare, inoltre il cereale è da sempre coltivato in alcune aree geografiche. Dovranno passare diversi anni prima che il Kamut si affermi sul mercato ad opera della famiglia Quinn. Oggi viene coltivato in Montana, Alberta (Canada) e Saskatchewan (Canada), sempre sotto stretto controllo della Kamut International Ltd. In Italia una varietà di grano Khorasan, non registrata con il marchio  Kamut®, è coltivata in Abruzzo, Basilicata e Campania (Triticum Polonicum -grano Saragolla).

operazione commerciale o cereale perfetto?

Valori Nutrizionali

Per quanto riguarda gli aspetti nutrizionali è sicuramente da sottolineare l’alta percentuale di proteine (14,64 gr/100 gr di prodotto) rispetto ai frumenti tradizionali, e di fibre (11,30 gr/100 gr di prodotto). Buona anche la quantità di selenio e beta-carotene, per le altre componenti non è riscontrata una significativa differenza rispetto agli altri tipi di frumento. Bisogna però sottolineare che il Kamut non è adatto per l’alimentazione dei celiaci poiché contiene glutine. La pasta di Kamut costa dall’80% al 200% in più rispetto una pasta comune e tale considerazione vale per tutti i prodotti che derivano da questo cereale. La giustificazione non può essere trovata nelle eccezionali caratteristiche del prodotto (che come abbiamo visto sono molto simili ad altri tipi di frumento) ma piuttosto al regime di monopolio: il cereale è coltivato dall’altra parte del Mondo e arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri). Ciò pone l’accento sull’impatto ambientale del prodotto che non risulta compatibile con la filosofia del consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.

FONTI: www.kamut.com, www.greenme.it, www.eticamente.net

Dott.ssa Chiara Cevoli
Biologo Nutrizionista

2 Responses to Il Kamut: una grande operazione commerciale?

  1. Andrea Rispondi

    27 gennaio 2015 at 20:32

    Buonasera,
    so che anche in Piemonte (Alta Langa) c’è una coltivazione di grano Khorasan (Triticum turgidum turanicum); il sito di riferimento è http://www.langut.it

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